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Click! Ti faccio una foto.

A volte basta fermarsi un attimo. Mettersi in una posizione, guardarsi intorno e immaginare di essere altrove. È quello che abbiamo fatto oggi pomeriggio: abbiamo giocato con il corpo e con la fantasia, trasformando uno spazio qualunque in tanti luoghi diversi.

Ci siamo ritrovati a muoverci come se fossimo in una giungla, a prendere l’energia dell’hip-hop, a stare fermi e composti come una piramide. E poi, quasi senza accorgercene, siamo finiti perfino alla festa di fine anno della scuola dell’infanzia.
Ogni volta cambiava l’immaginazione di partenza, cambiava l’energia, cambiava anche il modo di stare nello spazio.

Fermarsi per immaginare

Il gioco era semplice: immaginare un luogo e provare a raccontarlo solo con il corpo. Senza parlare, senza spiegare. Si provavano pose diverse, si aggiustava un dettaglio, si cambiava direzione. Poi, a un certo punto, ci si fermava.

Click.

Una fotografia fermava quell’istante. Un’immagine che, da sola, doveva suggerire un posto, un’atmosfera, una storia.

Quando l’immaginazione prende forma

Dopo lo scatto, abbiamo fatto un passo in più. Quelle immagini sono state modificate, arricchite, trasformate. Gli sfondi immaginati sono diventati reali: la giungla è comparsa davvero, le piramidi hanno preso posto alle spalle, altri ambienti hanno dato una nuova lettura alla posa iniziale.

È stato interessante vedere come un’idea nata dal corpo potesse cambiare volto grazie alla tecnologia. La foto non raccontava più solo una posizione, ma un viaggio.

Giocare con le possibilità

Quello che ci ha colpiti è stato quanto fosse naturale passare da un luogo all’altro, inventare, cambiare, ridere delle soluzioni meno riuscite e apprezzare quelle più inaspettate. Nessuno cercava la posa perfetta. Ognuno aggiungeva qualcosa.

In questo gioco c’era spazio per tutto: fantasia, collaborazione, osservazione, libertà di provare senza preoccuparsi troppo del risultato finale.

Alla fine restano le immagini, certo. Ma resta soprattutto l’esperienza di aver costruito mondi partendo da niente, se non da un corpo fermo per un istante e da un semplice:
“Ok, pronti… click.”