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Perché abbiamo scelto il nome New GenerAction

Ci sono nomi che servono solo a identificare un progetto, e poi ci sono nomi che fanno una cosa più interessante: ti suggeriscono subito un’atmosfera, un’intenzione, un modo di stare dentro quella cosa, e New GenerAction è stato pensato proprio così, perché dentro quel nome c’è già una piccola storia.

La prima cosa da dire è che New GenerAction non è un nome “figo” messo lì per suonare bene, ma un nome che prova a raccontare un’idea: quella di una generazione che non vuole solo ascoltare, guardare, seguire, ma vuole fare, provare, uscire dal ruolo di spettatore e diventare protagonista, anche se non sempre ha gli strumenti o lo spazio per farlo.

E infatti il nome è come se fosse diviso in tre parti, ognuna con un pezzo di significato, e tutte e tre insieme raccontano cosa succede quando entri in questo progetto.

New

“New” non vuol dire “diverso a tutti i costi”, e non vuol dire nemmeno “alla moda”, perché la moda passa, mentre qui il punto è un altro: nuovo è lo spazio che si crea quando qualcuno smette di aspettarsi la prestazione e inizia ad aspettarsi l’esperienza, nuovo è il modo in cui puoi partecipare anche se sei timido, anche se sei incerto, anche se hai bisogno di guardare prima di buttarti, perché la novità vera non è l’attività in sé, ma il clima che ti permette di provarla senza sentirti giudicato.

New è anche l’idea che puoi ricominciare da un punto diverso, che non sei incastrato nell’immagine che gli altri hanno di te, e che in un contesto giusto puoi scoprire lati che non usi quasi mai, non perché non esistono, ma perché non avevi spazio per farli uscire.

Gener

Dentro “Gener” c’è la parola generazione, e non è un’etichetta anagrafica, non è “quelli giovani” contro “quelli adulti”, ma è l’idea che in questa fase della vita ci sia un’energia speciale, fatta di cambiamento, identità, tentativi, e anche di confusione, perché sì, spesso si è confusi, ma la confusione non è un difetto: è un segnale che stai cercando un tuo modo.

New GenerAction parte proprio da qui, dal fatto che ogni giovane ha qualcosa di creativo dentro, anche quando non lo chiamerebbe “creatività”, e che spesso quello che manca non è il talento, ma il contesto, cioè un posto dove qualcuno ti prende sul serio, ti affianca, ti fa provare, e non ti tratta come se fossi “troppo” o “troppo poco”.

Action

Poi c’è “Action”: action perché le cose non restano pensate, vengono fatte, provate, vissute, perché il valore di un’esperienza non è solo quanto è bella da raccontare, ma quanto ti ha fatto muovere, quanto ti ha fatto uscire dal “boh” e ti ha portato anche solo al “ok, proviamoci”.

Action vuol dire che la crescita non viene da una frase motivazionale, ma da un momento in cui ti metti in gioco davvero, magari ti imbarazzi, sbagli, dici una cosa che non pensavi di dire, ti accorgi che sei capace di stare in un gruppo senza dover recitare un personaggio, e sono tutte piccole azioni che, messe una dopo l’altra, costruiscono fiducia.

E alla fine, se guardi il nome completo, New GenerAction sembra quasi un invito gentile, una specie di “dai, vieni”, che non promette miracoli e non vende sogni, ma ti offre uno spazio e un percorso in cui puoi provare a diventare un po’ più te stesso, senza doverlo dimostrare a nessuno.